C'è chi parlava di pessimismo cosmico, chi di natura matrigna, chi di pendoli e appagamento, c'è chi razionalizzava tutto. E' esistito addirittura qualcuno che uccideva dio,qualcuno che lo negava, altri si confessavano a lui. Persone che hanno costruito strutture e sovrastrutture. C'è chi dormiva scrivendo, chi capiva sognando.
Discettare di altri è semplice.
Discettare con gli altri è difficile.
Io preferisco la prima, e ringrazio. Ringrazio chi me l'ha permesso.
Ringrazio il gossip, la tv, lo show della cronaca nera.
Ringrazio la bruttezza dei manuali, troppo ingombranti per poter piacere, dalla dialettica troppo serrata per poterli capire. Io sono pigra, pensare è oneroso, l'hanno fatto in tanti, hanno detto tutto, lo scibile è infinito, ma la mente umana no.
Il progresso ha aumentato la vita, ingrandito i corpi, le case, le strade e le città, ma mignonizzato (neologismo) il cervello. Io ringrazio. Non c'è più sforzo ad esser intelligenti, non c'è più lotta alla conoscenza.
Percepisco il vuoto e un po' mi fa schifo, ma i manuali sono brutti e la gente non li vuole.
Allora mi chiedo, a che serve il macketing, se ha creato il vuoto.
In ordine di “apparizione”: Leopardi, Shopenauer, Hegel. Nietzsche, Feuerbach, Sant'Agostino. Marx. Breton, Freud.
Il vuoto affascina, è ammaliante nel suo non essere. Esso empiricamente non esiste, razionalmente è inafferrabile, ma c'è. E' la nostra ombra, è il tarlo che ci ammonisce di non rinunciare all'opulenza, altrimenti arriverebbe la sua antitesi, lui, il vuoto.
mercoledì 12 ottobre 2011
giovedì 16 giugno 2011
Forza centrifuga.
Mi brucia lo stomaco, mi si annebbiano i ricordi.
La testa vola in eremi affollati, montagne scottate dal sole invernale. Attraversa mari dolci e laghi salati.Corre verso fiumi infiniti e sopra stelle ghiacciate.
Se chiudo gli occhi lacrimo, mi sale il reflusso, vomito.
Se mi gratto sanguino.
Se dormo mi sposo.
Se cammino cado.
Il telefono squilla. Sempre. Squilla. Io chiamo solo a vuoto, nessuno mi risponde.
Possiedo solo un cumulo di interrogativi.
Gli eremi sono sempre più affollati e mi scoppia la testa. Le montagne più afose, il mare è tondo e i vortici mi assorbono. Nel lago ci sono gli squali ma Spielberg non c'è. Sulle stelle ho freddo e non ci sono fiori.
Mi brucia lo stomaco, mi vibrano i nervi. Ho un attacco di vertigini. Vomito.
Scendo dalla macchina e non so dove sono. Squilla il telefono, ma io non ho più voce.
Il sole albeggia da ovest. Strano la PFM diceva diversamente.
Mi addormento.
Volo verso eremi solitari, montagne innevate, mari infiniti pieni di spuma salata. Attraverso laghi vulcanici, il fiume inizia e sfocia. Una stella m'illumina.
Mi è tornata la voce, chiamo e mi rispondono. Non lacrimo più. Non sanguino, perchè non ho prurito.
La forza centrifuga mi tiene salda. Sotto di me c'è il vuoto ma la fisica impedisce che ci cada.
Se il mondo dovesse fermarsi precipiterei. Ma non si fermerà, Locke si sbagliava. La catena causa-effetto esiste, il mondo gira, sempre. Io non precipito. Certo la pressione è forte, ma chissà cosa accadrebbe nel nulla.
Il sole come sempre sarà.
La testa vola in eremi affollati, montagne scottate dal sole invernale. Attraversa mari dolci e laghi salati.Corre verso fiumi infiniti e sopra stelle ghiacciate.
Se chiudo gli occhi lacrimo, mi sale il reflusso, vomito.
Se mi gratto sanguino.
Se dormo mi sposo.
Se cammino cado.
Il telefono squilla. Sempre. Squilla. Io chiamo solo a vuoto, nessuno mi risponde.
Possiedo solo un cumulo di interrogativi.
Gli eremi sono sempre più affollati e mi scoppia la testa. Le montagne più afose, il mare è tondo e i vortici mi assorbono. Nel lago ci sono gli squali ma Spielberg non c'è. Sulle stelle ho freddo e non ci sono fiori.
Mi brucia lo stomaco, mi vibrano i nervi. Ho un attacco di vertigini. Vomito.
Scendo dalla macchina e non so dove sono. Squilla il telefono, ma io non ho più voce.
Il sole albeggia da ovest. Strano la PFM diceva diversamente.
Mi addormento.
Volo verso eremi solitari, montagne innevate, mari infiniti pieni di spuma salata. Attraverso laghi vulcanici, il fiume inizia e sfocia. Una stella m'illumina.
Mi è tornata la voce, chiamo e mi rispondono. Non lacrimo più. Non sanguino, perchè non ho prurito.
La forza centrifuga mi tiene salda. Sotto di me c'è il vuoto ma la fisica impedisce che ci cada.
Se il mondo dovesse fermarsi precipiterei. Ma non si fermerà, Locke si sbagliava. La catena causa-effetto esiste, il mondo gira, sempre. Io non precipito. Certo la pressione è forte, ma chissà cosa accadrebbe nel nulla.
Il sole come sempre sarà.
sabato 21 maggio 2011
RINNOVARE IL SANGUE FA BENE.
Non sono arrabbiata, neanche un po', proprio per niente. Strano per me.
Sono solo esasperata.
Mi hai esasperato. Ci siamo chiesti, dati e detti tutto.
Io e te siamo stati l'universo, in esso nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma.
Ci siamo trasformati in tutto. Mi sono resa niente.
Ci manca solo sull'ultima metamorfosi. L'assenza.
Devo non esserci per riprendermi dall'esasperazione. Devo uccidere quel che di te rimane in me, per risorgere. Perchè tu sei in me, e sei me.
Uccidendoti, mi ammazzo.
Sto sanguinando. Sanguino dai polsi, dalla bocca, dagli occhi, dalle dita, dalle gambe. Sanguino in ogni parte dove sei stato, nelle parti che hai guardato, da ogni angolo che hai amato. Sanguino talmente tanto che mi sento mancare. La tua assenza mi fa svenire. Rinnovare il sangue fa bene. Si rinnova eliminando le tossine che t'inquinavano, annichilivano, trasformavano.
Mentre svengo, mi sento meglio. Le tossine sono sul pavimento, ora non m'inquinano più.
Sto svenendo nel mio sangue pieno di tossine.
Io e te siamo stati l'universo, in esso nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma.
Ci siamo trasformati in tutto. Mi sono resa niente.
Ci manca solo l'ultima metamorfosi. L'assenza.
In essa tornerò me. Arginerò l'esasperazione. Riassaporerò l'odore di un sorriso.
Svengo.
Sono solo esasperata.
Mi hai esasperato. Ci siamo chiesti, dati e detti tutto.
Io e te siamo stati l'universo, in esso nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma.
Ci siamo trasformati in tutto. Mi sono resa niente.
Ci manca solo sull'ultima metamorfosi. L'assenza.
Devo non esserci per riprendermi dall'esasperazione. Devo uccidere quel che di te rimane in me, per risorgere. Perchè tu sei in me, e sei me.
Uccidendoti, mi ammazzo.
Sto sanguinando. Sanguino dai polsi, dalla bocca, dagli occhi, dalle dita, dalle gambe. Sanguino in ogni parte dove sei stato, nelle parti che hai guardato, da ogni angolo che hai amato. Sanguino talmente tanto che mi sento mancare. La tua assenza mi fa svenire. Rinnovare il sangue fa bene. Si rinnova eliminando le tossine che t'inquinavano, annichilivano, trasformavano.
Mentre svengo, mi sento meglio. Le tossine sono sul pavimento, ora non m'inquinano più.
Sto svenendo nel mio sangue pieno di tossine.
Io e te siamo stati l'universo, in esso nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma.
Ci siamo trasformati in tutto. Mi sono resa niente.
Ci manca solo l'ultima metamorfosi. L'assenza.
In essa tornerò me. Arginerò l'esasperazione. Riassaporerò l'odore di un sorriso.
Svengo.
venerdì 20 maggio 2011
Nell'oblio mi sento libera.
Niente ricordi.
Nessuna identità.
Niente volti.
Nessuna abilità.
Niente usi.
Nessun costume.
Solo odori.
Odori conservati di effluvi percepiti.
Niente volti.
Nell'oblio mi sento libera. LIBERA tanto da non poterlo definire a parole, per quanto è vero. Nessuno si concentra mai sulla libertà da se stessi. Tendiamo sempre a ritenerci liberi da qualcuno o qualcosa. Dallo stato, dalle leggi, dai partiti, dal lavoro, da un uomo, da un'ossessione. Non pensiamo mai di liberarci di noi stessi. Senza memoria, sono libera. Libera da me stessa.
Libera dai costumi.
Libera dagli usi.
Libera dalle abilità.
Libera dai volti
Libera dall'identità.
Libera dai ricordi. Libera.
La memoria è un macigno inappropriato e maleducato.
Riaffiora solo quando vuole, e quando vuole lei, guarda caso non è il momento. E' proprio femmina la memoria. Inappropriata e maleducata. Senza di lei sono finalmente libera di essere me.
Nell'oblio mi sento fottutamente libera.
C'è solo un nome che affiora inappropriatamente e maleducatamente. Forse è il mio.
Ma io non posso avere un nome maschile.
Solo un nome non mi abbandona mai, neanche nell'oblio.
Un nome maleducato ed inappropriato, come la memoria. Quel nome è un po' come una donna,
riaffiora quando vuole.
Ora sparisci.
Nessuna identità.
Niente volti.
Nessuna abilità.
Niente usi.
Nessun costume.
Solo odori.
Odori conservati di effluvi percepiti.
Niente volti.
Nell'oblio mi sento libera. LIBERA tanto da non poterlo definire a parole, per quanto è vero. Nessuno si concentra mai sulla libertà da se stessi. Tendiamo sempre a ritenerci liberi da qualcuno o qualcosa. Dallo stato, dalle leggi, dai partiti, dal lavoro, da un uomo, da un'ossessione. Non pensiamo mai di liberarci di noi stessi. Senza memoria, sono libera. Libera da me stessa.
Libera dai costumi.
Libera dagli usi.
Libera dalle abilità.
Libera dai volti
Libera dall'identità.
Libera dai ricordi. Libera.
La memoria è un macigno inappropriato e maleducato.
Riaffiora solo quando vuole, e quando vuole lei, guarda caso non è il momento. E' proprio femmina la memoria. Inappropriata e maleducata. Senza di lei sono finalmente libera di essere me.
Nell'oblio mi sento fottutamente libera.
C'è solo un nome che affiora inappropriatamente e maleducatamente. Forse è il mio.
Ma io non posso avere un nome maschile.
Solo un nome non mi abbandona mai, neanche nell'oblio.
Un nome maleducato ed inappropriato, come la memoria. Quel nome è un po' come una donna,
riaffiora quando vuole.
Ora sparisci.
mercoledì 23 marzo 2011
E TI VENGO A CERCARE.
Una volta tanto tempo fa ti cercavo per trovare la mia essenza.
In essa mi perdevo e ritrovavo. Godevo.
Il mio circuito limbico, la parte più antica del nostro cervello, continua a proiettare la tua immagine svanita e svaghita nella mia cornea. Mi toglie il sonno, il ristoro, la pazienza.
Allora vengo da te. Nell'ora più buia della notte. Non esiste solo il tangibile.
Sono nella molla che accompagna il tuo cullarti.
Sono nel torpore che precede l'abbandono.
Sono in un bracciale che protegge le tue vene.
Sono nel pensiero che non puoi lasciar andare.
Mi tolgo il sonno, il ristoro e la pazienza, per venirti a cercare.
Nell'attimo in cui non potrai conservarne il ricordo, ma percepirne solo l'emozione.
Perchè il ricordo muta, evolve, contagia. L'emozione è immane ed immane.
“Questo sentimento popolare, nasce da meccaniche divine.
Un rapimento mistico e sensuale m'imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri”.
In essa mi perdevo e ritrovavo. Godevo.
Il mio circuito limbico, la parte più antica del nostro cervello, continua a proiettare la tua immagine svanita e svaghita nella mia cornea. Mi toglie il sonno, il ristoro, la pazienza.
Allora vengo da te. Nell'ora più buia della notte. Non esiste solo il tangibile.
Sono nella molla che accompagna il tuo cullarti.
Sono nel torpore che precede l'abbandono.
Sono in un bracciale che protegge le tue vene.
Sono nel pensiero che non puoi lasciar andare.
Mi tolgo il sonno, il ristoro e la pazienza, per venirti a cercare.
Nell'attimo in cui non potrai conservarne il ricordo, ma percepirne solo l'emozione.
Perchè il ricordo muta, evolve, contagia. L'emozione è immane ed immane.
“Questo sentimento popolare, nasce da meccaniche divine.
Un rapimento mistico e sensuale m'imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri”.
lunedì 7 marzo 2011
Io, moderna Penelope.
Faccio sempre lo stesso sogno.
La vicenda subisce lievi variazioni ma tutto sommato è sempre la stessa. Se nulla nei sogni è casuale e tutto è il riflesso dei processi inconsci della mente, la mia mente sta parecchio male. Freud avrebbe pane per i suoi denti. Sognare è faticoso in tutte e due le sue accezioni. L'ambivalenza di questo termine mi fa riflettere. Racchiude in se l'ambizione utopica che ognuno cela dentro di se, e l'abbandono più totale alla casualità del nostro pensiero. Affascinante e spaventoso allo stesso tempo. Un po' come me. Il mio sogno è di non fare più lo stesso sogno. Il problema è che questo sogno non nasce dalla fase REM. Quando gli occhi chiusi si muovono e si può anche piangere per immagini immaginate. Il mio sogno non è onirico. Lo costruisco ogni giorno, come un'isterica architetta iperperfezionista. Ogni giorno, gran parte delle mie energie si concentrano nell'impresa di creare un sogno, su misura per me. Ed ogni giorno come una moderna Penelope della psiche lo distruggo, per tornarci il giorno dopo. Combatto proci immaginari con la potenza del mio straniamento dal reale. Peccato che, i proci che combatto sono i miei sprazzi di lucidità.
Mi sto rintanando in un mondo inventato da me per me, per sfuggire ad una normale vita di frustrazioni. Ulisse ti prego torna dal tuo viaggio, tessere i miei sogni mi sta uccidendo.
La vicenda subisce lievi variazioni ma tutto sommato è sempre la stessa. Se nulla nei sogni è casuale e tutto è il riflesso dei processi inconsci della mente, la mia mente sta parecchio male. Freud avrebbe pane per i suoi denti. Sognare è faticoso in tutte e due le sue accezioni. L'ambivalenza di questo termine mi fa riflettere. Racchiude in se l'ambizione utopica che ognuno cela dentro di se, e l'abbandono più totale alla casualità del nostro pensiero. Affascinante e spaventoso allo stesso tempo. Un po' come me. Il mio sogno è di non fare più lo stesso sogno. Il problema è che questo sogno non nasce dalla fase REM. Quando gli occhi chiusi si muovono e si può anche piangere per immagini immaginate. Il mio sogno non è onirico. Lo costruisco ogni giorno, come un'isterica architetta iperperfezionista. Ogni giorno, gran parte delle mie energie si concentrano nell'impresa di creare un sogno, su misura per me. Ed ogni giorno come una moderna Penelope della psiche lo distruggo, per tornarci il giorno dopo. Combatto proci immaginari con la potenza del mio straniamento dal reale. Peccato che, i proci che combatto sono i miei sprazzi di lucidità.
Mi sto rintanando in un mondo inventato da me per me, per sfuggire ad una normale vita di frustrazioni. Ulisse ti prego torna dal tuo viaggio, tessere i miei sogni mi sta uccidendo.
mercoledì 2 marzo 2011
NON SPARIRE.
Sono tornata a casa. Con lo guardo di chi osserva ma non vede. Non vedo perchè se ci provassi seriamente vedrei un letto vuoto. Il mio letto vuoto. Che svuota anche me. Non mi piace dormire da sola. Non mi piace svegliarmi da sola. Allora, osservo ma non vedo. Non vedo lei accanto a lui. Non vedo il mio sguardo nello specchio. Non vedo le sue braccia nelle sue, in un letto celeste, giallo o forse blu. Il mio di letto è vuoto. Non mi piace svegliarmi da sola.
“Non sparire”, l'ultima frase che mi ha detto mi rimbomba nella testa.
“Non sparire”.
“Non sparire”.
“Non sparire”.
“Non sparire”.
“Non sparire”. Milioni di congetture affiorano nella mia testolina provata dagli eventi.
Da dove non devo sparire? Io sono qui. Ci sono sempre stata.
Quindi: io sono qui. Ciò presuppone che a meno che non sia diventata una super eroina con il superpotere dell'invisibilità, tu mi possa vedere. Tu mi puoi vedere? Vero? Ehi mi vedi? Mi senti? Sono qui.
Oddio non mi vedi, allora ho un superpotere. Figata, l'ho sempre voluto. Figata.
Nell'istante in cui realizzo di avere un superpotere, Gulia mi tocca. “ehi! Cuor ci sei?”.
-Cazzo non ho un superpotere. Sei solo tu a non vedermi.-
“Non sparire”. L'ha detto a voce alta, per realizzare che lo stava dicendo. Ma non lo ha detto a me. Lo ha detto a se. Alle sue note. Notti. Giorni. Ai suoi sogni, sonni. Incubi. Ecco da dove non devo sparire. Io non ho un fottuto super potere. Ora sono ancora più triste.
“Non Sparire arire, ireeeeeeeeeee”. Rimbomba nella testa. In effetti è un po' che sono a dieta, ma non voglio sparire. E va bene che corro senza guardare, per non vedere, ma non voglio sparire. E d'accordo a volte non parlo per non dire troppo, ma non voglio sparire. E mi riempo di risate, corse, momenti e sfuggo, per non essere li quando l'abbracci, ma non voglio sparire.
“Non sparire”. L'ha detto a me, per dirlo a se.
In un eterno presente fatto di presenze.
Domani arriva il futuro. E forse non ci sarò. Sai sono stanca del mio letto vuoto. Sono stanca, di guardare senza vedere. La vedo. Sono stanca dell'eterna presenza, eternamente inappagata. Allora forse, sai, stavolta sparirò. Domani sparirò. Domani chissà quando arriva.
Intanto “non sparire”.
“Non sparire”, l'ultima frase che mi ha detto mi rimbomba nella testa.
“Non sparire”.
“Non sparire”.
“Non sparire”.
“Non sparire”.
“Non sparire”. Milioni di congetture affiorano nella mia testolina provata dagli eventi.
Da dove non devo sparire? Io sono qui. Ci sono sempre stata.
Quindi: io sono qui. Ciò presuppone che a meno che non sia diventata una super eroina con il superpotere dell'invisibilità, tu mi possa vedere. Tu mi puoi vedere? Vero? Ehi mi vedi? Mi senti? Sono qui.
Oddio non mi vedi, allora ho un superpotere. Figata, l'ho sempre voluto. Figata.
Nell'istante in cui realizzo di avere un superpotere, Gulia mi tocca. “ehi! Cuor ci sei?”.
-Cazzo non ho un superpotere. Sei solo tu a non vedermi.-
“Non sparire”. L'ha detto a voce alta, per realizzare che lo stava dicendo. Ma non lo ha detto a me. Lo ha detto a se. Alle sue note. Notti. Giorni. Ai suoi sogni, sonni. Incubi. Ecco da dove non devo sparire. Io non ho un fottuto super potere. Ora sono ancora più triste.
“Non Sparire arire, ireeeeeeeeeee”. Rimbomba nella testa. In effetti è un po' che sono a dieta, ma non voglio sparire. E va bene che corro senza guardare, per non vedere, ma non voglio sparire. E d'accordo a volte non parlo per non dire troppo, ma non voglio sparire. E mi riempo di risate, corse, momenti e sfuggo, per non essere li quando l'abbracci, ma non voglio sparire.
“Non sparire”. L'ha detto a me, per dirlo a se.
In un eterno presente fatto di presenze.
Domani arriva il futuro. E forse non ci sarò. Sai sono stanca del mio letto vuoto. Sono stanca, di guardare senza vedere. La vedo. Sono stanca dell'eterna presenza, eternamente inappagata. Allora forse, sai, stavolta sparirò. Domani sparirò. Domani chissà quando arriva.
Intanto “non sparire”.
Iscriviti a:
Post (Atom)
